I polacchi, che ospitano i campionati europei di calcio, le sue squadre e i suoi tifosi, hanno scoperto il piacere dello scambio culturale e hanno modificato il loro rapporto con il patriottismo

di Anita Czupryn

Le città e le località che ospitano i calciatori hanno sorpreso per la loro preparazione sia i tifosi sia i giocatori. Le bandiere dei vari paesi e nazioni si mescolano le une alle altre sui muri di numerose istituzioni e sui balconi delle case. La Polonia è diventata una vera torre di Babele. Varsavia è ovviamente la prima città per numero di visitatori, ma anche i piccoli centri hanno beneficiato di questo incrocio di culture, come per esempio Legionowo, ribattezzata la “piccola Grecia”.

L’edificio del Centro di gestione delle situazioni di crisi è decorato con un cartellone in inglese e greco: “Legionowo vi augura il benvenuto”. E non a caso il cartellone si trova lungo la strada che ha portato il pullman dei giocatori greci al loro luogo di allenamento, a Jachranki. Gli abitanti sapevano quando passava il pullman e si fermavano per salutarli.

Iniziative sono state organizzate per far conoscere la cultura e la cucina greca. Del resto erano diversi mesi che la città si preparava a questi campionati. Legionowo si trova a mezz’ora da Varsavia e di conseguenza il suo centro sportivo era ambito da molte squadre. Ma a ottenerlo sono stati i greci, perché sono arrivati per primi. E le autorità si chiedevano da qualche mese come fare per dare ai greci un buon ricordo del loro soggiorno. Così hanno sostituito la recinzione dello stadio messo a disposizione dei calciatori, oltre a rinnovare lo spogliatoio, il terreno di gioco e la strada vicina.

E non è tutto – hanno anche deciso di offrire corone di alloro ai vincitori della corsa annuale di 10 chilometri di Legionowo, in ricordo dei giochi olimpici della Grecia antica. Alcuni hanno addirittura cominciato a studiare il greco e un passante ci dice sorridendo “Kalimera” (buongiorno). In città gli abitanti affermano scherzando: “Fra non molto le olive finiranno per diventare il nostro piatto preferito”.

Ovunque si possono vedere bandiere e iscrizioni in lingua greca. “Abbiamo decorato la nostra città in vista dell’arrivo dei greci ma non ci sono molti tifosi della squadra del Peloponneso, così siamo andati alla ‘fan zone’ per unirci a loro”, racconta Andrzej Szeniawski, che abita a Legionowo.

La prima volta che Andrzej è entrato nella fan zone di Varsavia con sua figlia ha avuto un vero e proprio trauma culturale: “Ho visto asiatici in bianco e rosso [i colori della Polonia] mentre vendevano dei gadget: sciarpe, maglie, cappellini. C’erano anche turchi vestiti da tifosi della Polonia che si sono avvicinati e si sono fatti fotografare insieme”. Andrzej era anche sorpreso di vedere dei tifosi cechi con sciarpe con la scritta ‘Polska’. “È in quel momento che ho capito che durante gli europei in Polonia tutti i visitatori si sentivano polacchi e che facevano il tifo per noi durante le partite della nostra nazionale. Per questo motivo ho deciso di andare all’incontro Polonia-Russia con una bandiera russa, per simpatizzare con i nostri avversari”.

Andrzej ha anche un’altra idea di cui ci vorrebbe parlare. Per lui il nostro patriottismo non è più “riservato” a una sola categoria sociale. “Finora il patriottismo polacco era visto in modo univoco: quando qualcuno si mostrava con una bandiera per strada era subito sospettato di appartenere al PiS [Destra e giustizia, il partito conservatore di opposizione]. Quando ho partecipato alla marcia [dominata dai movimenti nazionalisti] dell’11 novembre [festa dell’indipendenza], ho sentito degli hooligans gridare: ‘Il patriottismo deve fare male!’. Ma gli europei hanno mostrato che il patriottismo può anche rendere felici e farsi vedere con una bandiera non è più fuori moda”.

Anche Opalenica, una città di 10mila abitanti fra Poznán e Nowy Tomyśl, si è ritrovata al centro dell’attenzione internazionale. Questa città infatti è stata scelta dal Portogallo e dal suo giocatore più famoso, Cristiano Ronaldo. E anche se qui i tifosi della squadra ospite vengono di rado, si vive un’atmosfera eccezionale e una grande animazione.

Di loro iniziativa, gli abitanti della località hanno deciso di mettere delle bandiere portoghesi accanto a quelle polacche. E ovunque si volga lo sguardo si vedono messaggi di benvenuto. “Gdańsk ha assunto il colore rosso della Spagna”, “gli irlandesi hanno ridipinto Poznań di verde”, questi erano i commenti che si potevano leggere su internet. E dopo le partite, la festa è continuata nelle discoteche e nei pub fino al mattino.

La fine degli stereotipi

Che cosa hanno potuto apprezzare i turisti in Polonia? Dei mezzi di trasporti rapidi e confortevoli, dei cartelli che indicano i nomi delle strade e delle fermate degli autobus chiare e comprensibili, un cibo delizioso e delle belle ragazze. Che cosa abbiamo imparato noi dai turisti stranieri? Per loro noi parliamo bene inglese, sappiamo divertirci e siamo buoni tifosi, anche se dobbiamo fare ancora dei progressi per quanto riguarda i canti. Da questo punto di vista gli irlandesi ci hanno dato una bella lezione.

Questi tifosi stranieri ci piacciono per la loro classe e la loro capacità di accettare la sconfitta, per il loro orgoglio, per la loro gioia e perché non hanno esitato a lasciare parecchio denaro nei nostri pub e ristoranti. Ma anche perché ci hanno promesso di tornare un giorno e di parlare bene del nostro paese. Questa è la migliore pubblicità che potevamo avere.

Anche se in questi campionati la nostra nazionale non è andata molto lontano, si può dire senza esagerare che gli europei hanno trasformato la Polonia e i polacchi. E non penso al fatto che l’immagine della Polonia sia migliorata, ai benefici economici ottenuti o alla modernizzazione della nostra economia e delle nostre infrastrutture, ma al fatto che questi campionati hanno permesso di far scomparire certi complessi nazionali e di mettere fine a degli stereotipi. Ci siamo resi conto che siamo una nazione non solo ospitale e piacevole, organizzata e unita nel sostenere il calcio, ma anche aperta a questo multiculturalismo colorato che si è visto nel paese e che ha caratterizzato la nostra vita quotidiana in queste ultime settimane.

[Traduzione per Presseurop di Andrea De Ritis]

Fonte: POLSKA THE TIMES

 

25 giugno 2012